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La verità è che non gli piaci abbastanza – Recensione

 

La verità è che non gli piaci abbastanzaTitolo: La verità è che non gli piaci abbastanza
Titolo originale: He’s just not that into you
Regista: Ken Kwapis
Attori principali: Ginnifer Goodwin, Justin Long, Jennifer Aniston
Casa di produzione: 01 Distribution
Anno: 2009
Durata: 2h09m
Genere: commedia
Voto: 3/5

Trailer

 

La verità è che non gli piaci abbastanza è un film del 2009 che, nella banalità della sua trama, porta alla luce un “problema” molto comune nella società femminile: perché gli uomini non si comportano come dovrebbero?

Protagonista della commedia è Gigi (Ginnifer Goodwin), una ragazza molto ingenua che cerca il suo principe azzurro ma che rimane costantemente delusa dai suoi incontri con l’altro sesso. Gli uomini, infatti, nonostante si trovino bene con lei e dicano di chiamarla, non lo fanno mai. Il suo difetto è che in cuor suo ella cerca sempre di giustificarli, addossandosi talvolta colpe che non le spettano. Un giorno però, invece di aspettare che Connor (Kevin Connolly) le telefoni, prende la situazione in mano e va a cercarlo nel suo bar. Qui incontra il miglior amico di Connor (Kevin Connolly), Alex (Justin Long) che, prendendo la sua situazione a cuore, le spiega tutta la verità sugli uomini.

Se ti vuole ti cerca, e se non ti cerca beh…allora vuol dire che non ti vuole!

La verità è che non gli piaci abbastanza
Alex (Justin Long) e Gigi (Ginnifer Goodwin)

Inoltre Gigi (Ginnifer Goodwin) rappresenta quella generazione a cui da piccole veniva insegnato che se un bimbo ti tratta male allora vuol dire che gli piaci. Diciamo che questa purtroppo è una concezione portata avanti nel tempo da una società patriarcale ma che non si adatta più al ritrovato ambiente femminista. Se dovessi spiegare a mia figlia perché un amichetto a scuola la maltratta sicuramente le risponderei che è un idiota e di ricambiarlo con la stessa moneta.
Ovviamente, il film non affronta tematiche come quella della violenza sulle donne e si tiene, fortunatamente direi, su un piano strettamente più superficiale.

Il film si ambieta in un’epoca in cui le relazioni non sembrano più essere una cosa seria ma solo un gioco in cui ci si rincorre disperatamente pur di non restare da soli. Esso riprende il filone di Sex and the city, infatti, non a caso, si ispira al libro omonimo scritto da Greg Behrendt e Liz Tuccillo, già sceneggiatori della serie.


Il libro

La verità è che non gli piaci abbastanzaHo avuto la “fortuna” di leggere il libro che ha ispirato questo film e le mie opinioni nei suoi confronti sono molto contrastanti. In un primo momento ho deciso di leggerlo perché pensavo fosse la storia del film, poi ho scoperto che era un libro di auto-aiuto. Non ho nulla contro questo tipo di libri, anzi, ritengo che a volte possano essere utili per le persone in difficoltà. Però, a volte, essi si prendono troppo sul serio e fanno di tutta l’erba un fascio.

In generale, il libro è una lunga raccolta di esempi di comportamenti maschili che dovrebbero fungere da campanello dall’allarme per le donne. Alcuni di essi sono scontati (se un uomo sta con te solo perché lo mantieni ovvio che non ci tiene a te). Altri sono assurdi (esempi di donne che cadono nel vortice della droga per amore). Altri ancora riprendono il classico stereotipo della crocerossina.
Mi sembra che in questo volume non vengano presi in considerazione nè i sentimenti degli uomini nè l’intelligenza delle donne. E questa è una cosa che mi fa un rabbia perché non tutti sono uguali. Ognuno ha il proprio vissuto, il proprio modo di fare e le proprie ragioni. Inoltre, pare che le relazioni siano soltanto una lotta a chi è più furbo e conosce più punti deboli dell’altro sesso. Per me, invece, le cose dovrebbero essere portate avanti spontaneamente, positivo o negativo che sia l’esito.

Sicuramente il libro è molto più simpatico e scritto meglio rispetto a quelli di John Gray, sessisti e scritti male, ma non trovo del tutto condivisibili le teorie degli autori. Il volume si legge in due ore e può essere considerato anche una lettura piacevole se non lo si prende troppo sul serio.


Gli altri personaggi principali sono tutte coppie che hanno i loro problemi e mostrano diverse facce della stessa medaglia. Il bello però è che essi crescono, maturano e capiscono che per essere felici ed avere il proprio lieto fine non c’è bisogno di essere amati ma di amarsi.

Janine (Jennifer Connelly) è sposata con Ben (Bradley Cooper) da molti anni ma la loro coppia è male assortita. Tra le insicurezze e fissazioni di lei e la sensazione di sentirsi in gabbia di lui, si ritrovano ad affrontare una serie di tradimenti, riappacificazioni e nuovi inizi. Non ho apprezzato particolarmente la recitazione di questi due attori e trovo che Bradley Cooper fosse ancora molto acerbo. Lo preferisco di gran lunga nel recente film A star is born.

La verità è che non gli piaci abbastanza
Neil (Ben Affleck)

Beth (Jennifer Aniston) convive con Neil (Ben Affleck) ma non si sente felice perché lui non vuole sposarla. All’ennesimo rifiuto dell’uomo decide di lasciarlo. Trovandosi poi in un momento di difficoltà, si rende conto di quanto fosse più marito lui per lei che i consorti delle sue sorelle che, pur avendo un pezzo di carta, non le supportano. Nonostante le monoespressioni di Ben Affleck, mi piace com’è stato dipinto il suo personaggio. Ed in particolare il suo cambiamento quando capisce che per essere felice lui stesso deve rendere felice la persona che ha accanto e che ama.

I dialoghi tra i personaggi sono credibili, effettivamente vengono dette molte cose che potrebbero far parte anche di una conversazione reale tra due amanti. La colonna sonora, invece, se è stata presente non me ne sono accorta. Non c’è stata effettivamente nessuna canzone caratteristica che ad oggi, risentendola, potrei associare al film.

Il punto di forza di questo film è quello di affrontare tematiche molto comuni nella società odierna in cui molte ragazze possono ritrovarsi (perché diciamolo, non è un film così straordinario o originale artisticamente) ma quello di debolezza è il finale. Infatti, per rispettare il cliché della conclusione positiva della commedia romantica, tutto quello che viene insegnato durante il corso del film viene sovvertito, avvalorando la mia teoria che non si può generalizzare e far di tutta l’erba un fascio.

O forse il lieto fine è questo: sapere che nonostante le telefonate non ricevute e il cuore infranto, nonostante tutte le figuracce e i segnali male interpretati, nonostante i pianti e gli imbarazzi, non hai mai e poi mai perso la speranza.

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