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Il club di Jane Austen – Mansfield park


Mansfield park

Titolo: Mansfield park
Autore:
Jane Austen

Traduttore: Laura De Palma
Casa editrice: BUR
Anno: 2010
Genere: romanzo
Voto: 3,5/5

Scritto tra il 1812 e il 1814, Mansfield park, insieme a Northanger abbey, è uno dei romanzi meno conosciuti di Jane Austen. Nonostante la sua fama odierna, all’epoca della sua prima pubblicazione nel 1914, quest’opera ottenne un grande successo di pubblico tanto da essere tradotta in francese già nel 1916.

Il romanzo, nella sua semplicità, vuole essere una critica, non solo alla nuova borghesia, che sta prendendo l’importanza una volta appartenuta alla nobiltà, ma anche dei costumi cittadini “dissoluti” che vanno a sovrapporsi a quelli della tranquilla vita rurale.

La protagonista dell’opera è Fanny Price, una giovane donna che da bambina è stata adottata dai suoi zii ed è cresciuta insieme ai cugini. L’unico a trattarla da pari è però soltanto il cugino Edmund, che la nostra eroina si ritrova ad amare segretamente. Un giorno, sfortunatamente, arrivano in campagna i due fratelli Crawford che si introducono prepotentemente nelle loro vite per ottenere un proprio tornaconto…

I personaggi

Fanny, è un’eroina austeniana atipica; non ha né l’audacia di Elizabeth né il carattere di Emma, ma è timida, riservata e sensibile. Nonostante cerchi di fare quello che può nel suo piccolo, resta un personaggio immobile. Ella rischia la sua felicità pur di seguire le regole e l’etichetta. Per me, ella prende posizione solo quando rifiuta una proposta di matrimonio molto vantaggiosa andando incontro alle ire dello zio.
Probabilmente la sua impossibilità di agire vuole ancora una volta andare a criticare il potere che i ricchi, seppur di origine non nobiliare, esercitavano su coloro considerati di classe inferiore.

Mansfield park

Gli ultimi capitoli però potrebbero riscattarla all’occhio del lettore, seppur parzialmente, perché quando ella viene riportata a “casa”, si sottolinea, non solo la sua importanza come appoggio per i membri della famiglia Bertram, ma anche la sua rilevanza nel tenere insieme i suoi parenti guidandoli sul cammino dei buoni principi.

La sua controparte maschile è il cugino Edmund, altrettanto immobile. Egli non riesce ad alzare la voce negli affari di famiglia e si fa trascinare da due begli occhi di fanciulla. Egli, infatti, plasma la donna dei suoi desideri in Fanny ma viene tradito dai suoi sentimenti quando incontra Mary, e per punizione, anche se alla fine sceglierà la prima, deve imparare ad amarla di un amore meno passionale di quello che ha provato per la seconda.

I personaggi secondari, come accade sempre nei romanzi della Austen, vengono rappresentati con delle descrizioni piene di ironia. Come sempre viene criticato il matrimonio male assortito, soprattutto tramite la figura di zia Bertram, ma anche la mancanza della figura genitoriale.

Non ho apprezzato molto le azioni dei due fratelli Crawford, ma posso dire che sono dei personaggi negativi tipicamente austeniani, l’arrampicatrice sociale e il mascalzone. Ho sperato fino alla fine che Henry cambiasse e ci sono rimasta veramente male quando gli eventi gli hanno tolto ogni possibilità di redimersi agli occhi miei e di Fanny.
Quella che però ho odiato di più è stata la zia Norris, un essere abbietto che fa di tutto pur di sentirsi indispensabile per gli altri ma che non ha la stessa benevolenza della signora Jennings, anzi, è dotata di molta cattiveria e senso di superiorità senza fine.

Mansfield park

Il ritorno in seno alla sua famiglia biologica vede la protagonista spezzata in due, come se ella non appartenesse né a quella casa, priva di educazione, né a Mansfield, dove si rende conto che i buoni principi con cui è stata educata non vengono per niente seguiti – facendo sembrare l’opera quasi una parodia del romanzo evangelico. Così il lettore si rende conto che gli affetti, quelli del cuore, a volte valgono più di quelli biologici perché Fanny trova finalmente se stessa solo accanto a suo cugino.

Considerazioni personali

Ho trovato molto difficile recensire questo romanzo perché ogni volta che ci provavo mi bloccavo. Nonostante apprezzi la critica velata, la costruzione dei personaggi e soprattutto gli ambienti naturali descritti in modo semplice ma evocativo della Austen, ho provato un profonda indifferenza nei confronti della protagonista Fanny e della storia d’amore. Infatti, non mi sono entusiasmata come con le altre opere della stessa autrice e sono rimasta anche un po’ delusa.

La lettura scorre piacevolmente grazie allo stile fresco e semplice. Complessivamente l’opera è godibile ma non bisogna aspettarsi molto e soprattutto evitare il confronto con le altre opere della stessa autrice.

 

L’autrice

Nata nel 1775 a Steventon, Jane Austen è diventata una delle più famose scrittrici inglesi grazie all’ironia e alla satira che utilizzava nei suoi romanzi.

Figlia di un pastore anglicano dalla famiglia numerosa, ebbe la possibilità di imparare il francese ed approfondire i suoi studi, cosa che le permise di dedicarsi alla scrittura.
Non si sposò mai, nonostante si dica fosse innamorata del giovane Lefroy, allontanato da lei a causa della differenza di classe.
Nel 1800 si trasferì a Bath dove il padre morì, lasciando lei, sua madre e sua sorella Cassandra in una situazione finanziaria precaria.

Trascorse gli ultimi anni della sua vita nel cottage di Chawton, dove si ammalò – probabilmente del morbo di Addison – e nel 1817 morì.

E’ ricordata per aver scritto, tra le altre opere, Orgoglio e pregiudizio e Ragione e sentimento.

Per un approfondimento: Jane Austen e il suo tempo



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